Paradossi.
Girando tra L’Aquila e dintorni si avvertono contraddizioni sempre più forti e stridenti: campi che ancora necessitano di strutture e rifornimenti basilari ma che allo stesso tempo ammucchiano e/o gettano via quintali di vestiti o altra roba "inutile", aiuti istituzionali che giorno dopo giorno sembrano sempre sul punto di partire verso campi che nell’attesa si stanno rassegnando (e qualche volta abituando) a un intervento continuativo da parte dei privati, ancora telecamere sempre accese e puntuali sui due, tre campi principali ma totalmente (e volutamente) all’oscuro rispetto a quello che accade a poche centinaia di metri.
I volontari del campo di Verde acqua ormai fanno la colletta tra loro per sopperire alle mancanze altrui e cercare di offrire dei pasti decenti alla popolazione, a Lilletta la misericordia in attesa di magici sviluppi sul versante istituzionale continua a fare affidamento su di noi per quanto riguarda la fornitura di frutta e verdura, a Bagno grande c’è ancora carenza di verdura fresca ma ci sono probabilmente quintali di vestiti usati ammassati e che nella migliore delle ipotesi finiranno in discarica, sempre se a qualcuno nei vari passaggi intermedi non verrà in mente di rivenderli, e ce n’è da riempire i mercatini dell’usato di mezza Italia.
Dal campo di Poggio di Roio poi, ci chiedono materiale elettrico, stufe e altre attrezzatture che purtroppo difficilmente siamo in grado di fornire.
A questo punto, dal momento che carenze sia strutturali (docce insufficienti, impianti e sistemi di riscaldamento ancora da perfezionare), sia alimentari (o comunque relative a necessità primarie) e sia contemporaneamente certe eccedenze sono acquisite come fattori di "normalità", viene spontaneo chiedersi ancora una volta in che modo si stiano spendendo soldi ed energie e più in generale perchè a venti giorni dalla scossa sussistano ancora determinate problematiche/necessità. Al di là delle spiegazioni che ci stiamo dando, quando facciamo certe domande ai volontari nei campi le risposte vanno dalla generica disorganizzazione alla burocrazia sino all’accusa di inefficienza verso il COM (Protezione civile) o l’organizzazione di riferimento, per restare nella buona fede ovviamente.
"Ma allora, buona fede o no, perchè non si chiamano televisioni e giornali per smuovere un po’ le acque?" – Risponde uno giustamente: il problema è che innanzitutto esiste un certo timore quando si tratta di esporsi nonchè paure più o meno fondate di ritorsioni verso il campo stesso, secondariamente come già detto ogni telecamera, ogni giornalista che vuole fare interviste o riprese nel campo, (se interessato) deve prima ottenere l’autorizzazione dal COM il quale decide se, quando e chi mandare nel campo, senza contare che in qualche caso ci è stato riferito di interviste combinate, montaggi "fuorvianti" e via dicendo.
Stamane presso i magazzini della Caritas ho incrociato per caso un’anziana signora sfollata in una delle tendopoli più distanti da L’Aquila, la quale si è recata personalmente a chiedere aiuti materiali lamentandosi del fatto che la direzione del proprio campo si riservasse gran parte degli aiuti giunti per la popolazione. Ogni volta che senti una testimonianza del genere speri che tutti i capicampo e i soggetti coinvolti nella gestione dei "tuoi" campi siano persone oneste, spalanchi occhi, orecchie e cerchi lo sguardo della gente, parli ad alta voce di zucchine e insalate consegnate, ti trattieni a parlare con accampati e volontari per cercare di distinguere l’onesto dal disonesto, o anche semplicemente quello che ha necessità da quello che sta buttando roba, figure che a volte, in un contesto di irrazionale e caotica distribuzione degli aiuti materiali, possono paradossalmente coincidere.
Chiudo con un passaggio sulla cronaca di oggi: consegnati frutta e verdura (60,15 euro), scarpe, felpe, abbigliamento intimo e lenzuola nuove di zecca nei campi di Verde acqua, Bagno Lilletta e Bagno Chiesa grande.
Piccola parentesi, alcuni lettori ci hanno confessato di essere infastiditi dall’abitudine di comunicare l’importo delle spese giornaliere, naturalmente non c’è nessuna intenzione di sbandierare i soldi spesi (tanto più che non sono miei/nostri), ma dal momento che molte donazioni arrivano dagli stessi lettori del blog sentiamo l’esigenza di rendicontare un minimo (veramente un minimo!) i modi in cui vengono amministrate le donazioni. Avevamo effettivamente trascurato questo aspetto e speriamo sia del tutto chiaro, in ogni caso l’archivio cartaceo continua a crescere e al primo giorno di stop cercheremo di scannerizzare tutte le ricevute e i principali documenti in modo da mettere tutta la parte contabile in una sezione apposita e indipendente dalla cronaca quotidiana.